Il cinema di Robert Rodriguez

Robert Rodriguez ha 46 anni e li porta benissimo. Si vede chiaramente che è figlio del profondo sud, in quanto nasce in Texas e qui ci rimane, spostando ogni sua attività in questa terra bruciante e dando vita a degli studios cinematografici completamente autoprodotti, in grado di confezionare pellicole perfette dall’inizio alla fine. Rodriguez è il regista più visionario e speciale di Hollywood, assieme all’amico Quentin Tarantino ( i due si stimano reciprocamente) e il successo delle sue pellicole ha saputo scavalcare l’indifferenza degli esordi, dovuta al fatto che nessuno conosceva e quindi poteva comprendere il genere pulp.

Un cinema alla Tarantino

Ma se Tarantino ha lasciato che il pulp entrasse nell’immaginario collettivo attraverso contesti e vicissitudini urbane, Robert Rodriguez ha fatto un piccolo passo in più, ovvero lo ha adattato a generi speciali come il western e le trasposizioni delle graphic novels in green screen. Gli esordi di Rodriguez alla macchina da presa iniziano ventidue anni fa, con El Mariachi, western noir molto particolare. Il successo mondiale arriva però con il film Dal Tramonto all’Alba, nel quale mette in piedi una carovana di personaggi ormai entrati a fare parte dell’immaginario collettivo. Splendida l’ambientazione e storiche le interpretazioni di George Clooney e di Quentin Tarantino stesso.

La svolta vampiresco pulp che questa perla annovera nella sua seconda parte ha segnato un’epoca e dato vita ad un genere che appassiona un pubblico sempre maggiore di appassionati. Lo stesso pulp di questa pellicola si riscopre nelle serie dedicata a Machete, dove il giustiziere di origine messicana deve combattere contro tutti per risollevare la sua posizione e salvare i buoni dagli intrighi dei cattivi di turno. Machete è un western moderno, condito da deliziosi toni pulp. Come dimenticare la scena dove Machete uccide un avversario, lo sbudella e usa l’intestino per calarsi dall’alto edificio da cui deve scendere?

Sin City

Perle che solo una mente divertente e leggera come Rodriguez può pensare e mettere in pratica. Ma il regista ha abbandonato dieci anni fa il genere pulp western per dedicarsi ad un progetto galattico, che gli ha portato un enorme e meritato successo. Anche questa volta la molla di tutto è stata la sperimentazione, in quanto il regista ha deciso di mettere in pellicola la graphic novel più noir di tutti i tempi: Sin City, ideata dal genio di Frank Miller.

Per fare le cose per bene si è avvalso di una sceneggiatura scritta dallo stesso Miller e, per dare vita all’attesissimo sequel ha aspettato ben dieci anni, il tempo che Miller ci ha messo a scrivere la seconda e perfetta sceneggiatura. Sin City è un movie particolare, in quanto sfrutta la tecnologia green screen dove gli attori recitano tutti nello stesso luogo, il quale muta in post produzione. Il cast del primo e secondo capitolo della saga è stellare e dirigere attori tanto diversi con tale maestria rivela un carattere superbo e tanta buona volontà. A personaggi storici di Hollywood quali Bruce Willis e Mickey Rourke, Rodriguez ha affiancato nuovi volti del cinema mondiale, preferendo la bellezza sensuale di Jessica Alba, l’eclettismo di Lady Gaga e lo charme raffinato di Eva Green.

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